Dimentica il mio nome di Zerocalcare - Recensione



Ero probabilmente l'unica umana a non aver mai affrontato un'opera di Zerocalcare. Ne ho sentito parlare in ogni dove in questi ultimi anni ma ho sempre procrastinato nell'avvicinarmi a lui.
Mi sono già bastonata da sola, tranquilli!


Leggendo "Dimentica il mio nome" ho capito il motivo di tanto riconoscimento e ho avuto finalmente modo di avvicinarmi a quello che viene considerato uno dei più grandi e promettenti fumettisti italiani.
Forse inziare con quella che viene consdierata da molti la sua opera migliore non è stata una grande idea, ma ho comunque intenzione di recuperare anche le altre pubblicazioni.


TITOLO: DIMENTICA IL MIO NOME
AUTORE: ZEROCALCARE
EDITORE: BAO PUBLISHING
PAGINE: 236




 


In "dimentica il mio nome" Zerocalcare riesce ad unire una componente malinconica ad una decisamente più ironica, senza mai risultare però forzato o fuori luogo, pur affrontando tematiche delicate come la perdita di una persona cara.
Una storia autobiografica che inizia con la perdite della nonna di Zero per arrivare poi a cambiare completamente binario a metà libro per staccarsi dalla realtà e sconfinare in un mondo molto più fantastico.
Parlando di autobiografia già ho la sensazione di veder partire qualche sbadiglio da chi non conosce questo artista e che quindi non può sapere quanto sia predominante la componente comica che rende tutto più leggero ma anche più umano. Quasi un modo per esorcizzare il dolore e la paura. La paura della morte, della perdita di una persona cara, ma anche la paura di trovarsi davanti una madre che crolla, che piange la perdita della sua stessa mamma. Nessun figlio è mai pronto a vedere sua madre piangere.
La morte della nonna diventa anche un espediente per ripercorrere le sue origini, il passato della sua famiglia di cui sappiamo sempre troppo poco, concentrati solo su noi stessi e le nostre vite non ci interessiamo a quelle degli altri se non quando è ormai troppo tardi.

Data la mia età, che non dirò nemmeno sotto tortura, ho apprezzato motlissimo il fatto che abbia disseminato la storia di dettagli e richiami agli anni passati. Dalla presenza del mitico Pisolone (trauma infantile per il fatto di non averlo mai avuto) alle citazioni a Dawson's creek o Game of Thrones.



Ho adorato questa contestualizzazione che ha reso tutto più reale e concreto.
Ma non è solo la presenza di questo universo fatto di ricordi di infanzia comuni a far breccia su di noi ma anche la consapevolezza di trovarsi davanti un narratore maturo, in grado di articolare una storia lunga e complessa, dove partendo dal presente si ricostruisce una stora familiare fatta di segreti e misteri, tutto ovviamente condito con il suo stile inconfondibile. 

Il mio primo incontro con questo autore è stato piacevolissimo, l'unico difetto delle graphic novel è che finiscono sempre troppo velocemente.

Conoscete l'autore? 

Non lo faccio quasi mai di inserire uno specchietto dedicato all'autore nelle mie recensioni ma in questo caso voglio fare un'eccezione.  Michele Rech, in arte Zerocalcare, ha 31 anni ed è attualmente uno dei più noti fumettisti italiani. Ha iniziato la sua carriera disegnando locandine per concerti punk e collaborado poi con riviste di ogni genere. 
Collabora con Smemoranda e pubblica strisce su internazionale. Le sue opere sono edita dalla Bao Publishing e il suo blog è tra i più letti d'italia.


IL MIO GIUDIZIO



 QUARTA DI COPERTINA

Quando l'ultimo pezzo della sua infanzia se ne va, Zerocalcare scopre cose sulla propria famiglia che non aveva mai neanche lontanamente sospettato. Diviso tra il rassicurante torpore dell'innocenza giovanile e l'incapacità di sfuggire al controllo sempre più opprimente della società, dovrà capire da dove viene veramente, prima di rendersi conto di dove sta andando. A metà tra fatti realmente accaduti e invenzione.

Grande di Daniele Nicastro - Recensione



Era diverso tempo che non leggevo un libro per ragazzi. Mi sono sempre ripromessa di recuperare autori e opere di questo genere, dato che di alcuni libri ho sentito parlare piuttosto bene, ma come capita spesso ho sempre procrastinato dando poi la precedenza ai libri "da grandi". ( Giusto per fare un gioco di parole.)

 TITOLO: GRANDE
AUTORE: DANIELE NICASTRO
EDITORE: EINAUDI
PAGINE: 220


"Grande" è uno di quei libri che, sebbene sia etichettato come libro per ragazzi, risulta una lettura non solo piacevole ma anche matura e intelligente anche per un adulto. Un libro che, pur essendo destinato ad un pubblico piuttosto giovane, non ha paura di affrontare una tematica difficile come quella della mafia. E la cosa che ho apprezzato è che lo ha fatto senza perbenismo e senza edulcorare troppo la storia, ma mostrando quanto possa essere pericolosa quella realtà per un ragazzino di 14 anni che vi entra in contatto.

 Luca è il protagonista di questa storia. Un ragazzino di origini Siciliane che della Sicilia non sa praticamente nulla se non che i suoi genitori provengono da quella terra. Lui si sente Torinese, i suoi amici, la sua vita, ogni cosa che conti per lui si trova a Torino. Ed è con i suoi amici di Torino che aveva programmato di trascorrere le sue vacanze, programmi che sono saltati quando dalla Sicilia arriva la notizia che la nonna è peggiorata, che forse non sopravviverà ancora a lungo.
Una nonna che diventa la persona responsabile delle sue vacanze anullate, di quel viaggio in un paesino dimenticato della Sicilia dove non si è mai sentito a casa.
Come tutti i ragazzini di quell'età vive il rapporto con i genitori in modo problematico. Lui si sente grande, vuole fare cose da grandi, ma loro lo trattano ancora come un bambino. In Sicilia però le cose inizieranno a cambiare quando conoscerà Mario. Un ragazzo indipendente, sicuro, che tutti guardano con lo stesso rispetto e ammirazione che Luca ha sempre visto riservare solo agli adulti. Mario diventa il suo modello, quel "grande" che vedeva irraggiungibile. Ma ancora non sa che cosa si nasconde dietro a quel rispetto e quanto sarà caro il prezzo da pagare per diventare "Grande".

Un libro per ragazzi che ha saputo davvero stupirmi, una storia dal ritmo scorrevole, mai lento e con un ritmo che cresce fino al gran finale.
Un'ambientazione che diventa palpabile, una terra che diventa un personaggio vero e proprio all'interno del romanzo, dove sono state inserite frequentemente anche parole del dialetto siciliano proprio perchè il dialetto fa parte di quella terra, come i suoi usi, i suoi profumi e il suo cibo. La Sicilia è qualcosa di caldo, di rumoroso, di vivo all'interno di questo romanzo. E' una protagonista vera e propria insieme a Luca.
E voi? Siete pronti a diventare Grandi?

IL MIO GIUDIZIO



 QUARTA DI COPERTINA

Luca, tredici anni, voleva andare in vacanza con gli amici. Invece gli tocca il soggiorno in Sicilia, nel paese di nessuno. Neanche la compagnia dei cugini gli solleva il morale. Paolo è diventato un secchione tutto casa, compiti e negozio, e Cettina è troppo piccola e poi, be', è una ragazza. Per fortuna conosce Mario, che ha il motorino e l'ultimo modello di cellulare, e lo invita al bar. Luca non è mai stato in un bar. Nessuno gli ha mai offerto da bere. Quelle sono cose da grandi. E lui non vede l'ora di fare cose da grandi. Se mi stai vicino ti diverti, gli dice Mario. L'estate è salva, ma dietro la libertà, le feste in piscina e la fratellanza si nasconde un nemico feroce, spietato, quasi impossibile da battere. Il suo nome è Mafia. Luca credeva di conoscere la Mafia. Sapeva che era brutta, lontana, invece è così vicina che non sembra vera. Ma sa riconoscere un guaio quando ci finisce dentro. E questo è il più grosso che gli sia mai capitato. Età di lettura. da 12 anni.

American Gods di Neil Gaiman - Recensione



Ci sono libri con i quali inizio la lettura con un certo scetticisimo, nonostante il mondo ne parli con grande entusiasmo temo spesso che la storia non si rivelerà quel capolavoro che mi aspetto.
Questa volta purtroppo si è verificato l'esatto contrario. Parliamo di Neil Gaiman. Ero convinta che mi sarebbe piaciuto. Non so da dove derivasse questa assoluta convinzione dato che tra le sue opere ho letto solo "Coraline", ma ero davvero convinta che avrei amato American Gods.
Invece purtroppo così non è stato.
So bene che con questo giudizio (che in realtà è semplicemente il parere di una lettrice) sarò molto impopolare dato che l'universo mondo ha adorato questo romanzo, ma per me è stata davvero una lunga e lenta agonia (durata d'altronde ben 500 pagine).

TITOLO: American Gods
AUTORE: Neil Gaiman
EDITORE: Mondadori
PAGINE:523




American Gods è un romanzo in cui Neil Gaiman mette sulla scacchiera gli antichi Dei degli esseri umani e le nuove divinità che l'uomo ha creato nel mondo moderno.
Ecco che antichi Dei come Odino, Anubi, Anansi, Bilquis e molti altri (molti molti mooolti altri) con il passare del tempo vengono dimenticati dagli esseri umani che creano nuove divinità legate al consumismo e alla tecnologia.


"La Tv è l’altare. Io sono ciò a cui il pubblico offre i suoi sacrifici. E che cosa sacrificano per te le persone?
Il loro tempo, e spesso anche le persone che amano."


Ogni Dio esiste solo perchè degli esseri umani credono in lui e trae la propria potenza dalla fede delle persone, dai sacrifici che fanno in suo onore e dalle guerre e battaglie che gli dedicano.
Gli antichi Dei però sono ormai caduti nell'oblio, vivono spesso ai margini della società cercando di sopravvivere mescolandosi agli esseri umani.
Perchè è così che Shadow, il protagonista li vede e li incontra, come semplici esseri umani.
Shadow è un uomo che dopo aver scontato la sua pena in prigione incontra uno strano individuo che gli offre un lavoro. Un lavoro alquanto strano e misterioso che inizialmente decide di rifiutare ma che in un secondo momento, continuando inspiegabilmente a trovarsi quell'individuo sulla sua strada, decide di accettare.
In quel momento ancora non sa che ad avergli offerto un lavoro è un Dio, un Dio che vuole scatenare una guerra tra Antichi Dei e Nuove Divinità in modo che il mondo non possa dimenticarli definitivamente.
Non vi ho fatto grandi spoiler dato che la natura dei personaggi non è assolutamente così velata ma anzi, fin troppo intuibile.

Il libro in realtà a mio avviso procede davvero molto, troppo lentamente. Neil Gaiman vi farà incontrare decine e decine di personaggi diversi, vi racconterà tutte le loro storie, le origni delle varie divinità con continui salti dal presente a storie passate, arrivando a mio avviso a creare spesso non poca confusione.
Vi racconterà l'origine di molte divinità, come siano giunte in America da terre lontane ma come non siano riuscite a rimanere nel cuore delle persone con il passare del tempo.Popolazioni che con il passare delle generazioni le hanno dimenticato creando nuove divinità da adorare.
Le descrizioni viaggiono spesso su un confine nebuloso e indefinito tra sogno e realtà, confine che confonde tanto il protagonista quanto il lettore che fatica a capire che cosa stia realmente succedendo e se tutto ciò che sta leggendo sia o meno reale.

La cosa che forse spiazza di più in questa storia è che le divinità sono molto più umane di quello che ci aspettiamo. Hanno bisogno di noi forse più di quanto noi ne abbiamo di loro, sono vittime e prigioniere della necessità che gli esseri umani le venerino e credano in loro. Senza di noi loro non esisterebbero. Il lettore insomma le percepisce più deboli e "umane" di quello che si sarebbe aspettato.

Un libro che è piaciuto a moltissime persone ma che personalmente non mi sentirei di consigliare con tanta facilità.

LO SAPEVI CHE ... faranno presto una serie tv ispirata a questo romanzo? Nel ruolo di Shadow vedremo Ricky Whittle, già incontrato nella serie tv "The 100". Il ruolo di Mr. Wednesday è invece affidato a Ian McShane che ho già visto nella serie "I pillastri della Terra".
Proverò comunque a vedere questa serie tv dato che sono curiosa di vedere che cosa hanno realizzato.

GIUDIZIO



 CITAZIONI

"Gli dei muoiono. E quando muoiono davver nessuno li piange o li ricorda".

"E' più difficile uccidere le idee, ma prima o poi si uccidono anche quelle."

"Il segreto che nessuno conosce oltre a te è il segreto più potente che esista."

"Grande" di Daniele Nicastro - L'emozione di comprare il libro di un amico

E' strano quando ti avvicini ad un libro del quale conosci l'autore. Non mi era mai successo fino a questo momento, fino a due ore fa, quando ho premuto il tasto "acquista" su Amazon.
L'emozione è diversa perchè so già che proverò un affetto particolare per quei personaggi, so già che guarderò la copertina con grande orgoglio e soprattutto sono sicura, che avrò la sensazione di sentire quella storia raccontata come se fosse lui a farlo davvero. 

Sapevo da tempo che sarebbe uscito questo romanzo, quando Daniele me l'ha raccontato quasi non ci credevo. Sapete quando siete felici per un'atra persona? Quella felicità autentica derivante dalla consapevolezza che a volte le cose nella vita vanno nel modo giusto? che a volte vengono premiate le persone che davvero meritano di farcela? Ecco, questo è più o meno quello che ho provato quando mi ha detto che la sua storia sarebbe stata pubblicata da Einaudi (cioè ragazzi parliamo di Einaudi, non pinco pallo ti pubblico se mi paghi!)

Ho conosciuto Daniele ormai diversi anni fa ad una fiera del libro di Milano. Eravamo due timidi scrittori esordienti che avevano pubblicato con due piccolissime case editrici. Eravamo diversi ragazzi quel giorno a quel tavolo, tutti stretti alle nostre piccole opere nella speranza che qualcuno le volesse leggere. Nonstante fossimo in molti tra noi 4 (perchè c'erano anche Davide e Gianna, la moglie di Daniele) c'è stata subito una grande sintonia. Non so spiegarvelo, sono cose che nascono a pelle.

reperto della fiera del 2011 (Daniele è il ragazzo seduto e quella in piedi in posa interrogazione è una giovane Leda)

Nonostante la distanza da allora non ci siamo mai persi di vista, abbiamo continuato a scriverci e sentirci riuscendo anche a vederci anche al Lucca Comics and Games qualche tempo dopo. Quel giorno a Milano a fine giornata ci siamo scambiati i nostri libri. Io gli regalai il mio e lui mi regalò il suo romanzo "la bambina con il basco azzurro". Era un modo per conoscere anche lo scrittore e non solo la persona con la quale avevi trascorso due giornate seduta ad un tavolo.
Ricordo che lessi quella favola incantata dalla sua capacità di descrivere un mondo fantastico e di raccontare un'avventura che aveva molto da dire anche ad un adulto nonostante fosse una storia per ragazzi.
Ricordo perfettamente che, una volta chiuso il libro, dissi a Davide: "E' bravo, merita davvero di farcela".  E oggi, a distanza di 6 anni da quel giorno, ho comprato il suo libro su Amazon.
Bene. Noto che ho blaterato per interi paragrafi senza mostrarvi questo romanzo. "Grande" di Daniele Nicastro, è uscito oggi 28 marzo nelle librerie per Einaudi. E' una storia per ragazzi sicuramente meno fantastica e fiabesca della prima che lessi molti anni fa, probabilmente dovuta al fatto che anche lo scrittore credo non sia più la stessa persona che incontrai in quella fiera.





"Grande" racconta la storia di Luca, un ragazzino di 13 anni costretto a trascorrere le vacanze in un paesino della Sicilia. Luca è un ragazzino che vorrebbe crescere, vorrebbe fare "cose da grandi" e, durante quella vacanza, viene accontentato. Ma c'è qualcosa che Luca non sa, non conosce, non per davvero. Qualcosa che è sempre sembrata solo una parola lontana: "Mafia". E purtroppo imparerà che nella vita spesso conosci un problema solo quando ormai ti sta schiacciando.

Per ora mi sono limitata a raccontarvi sommariamente quello che potete scoprire leggendo anche la quarta di copertina, ma appena avrò stretta tra le mie mani la MIA preziosissima copia ve ne parlerò in modo molto più esaustivo, ma soprattuto vi presenterò Daniele e vi racconterò insieme a lui la sua storia con un video che faremo insieme sul canale (non so ancora come ma ci riusciremo!)  Vi farò conoscere il libro direttamente da colui che l'ha scritto e vi racconterò la storia di un ragazzo che dopo aver pubblicato con una pccola casa editrice, dopo aver lavorato duramente per anni come ghost writer per grandi case editrici italiane,  riesce finalmente a  vedere premiato tanto impegno e dedizione. Per ora mi limito a guardare il primo libro che scrisse anni fa e che conservo ancora gelosamente nella mia libreria.

 QUARTA DI COPERTINA

Luca, tredici anni, voleva andare in vacanza con gli amici. Invece gli tocca il soggiorno in Sicilia, nel paese di nessuno. Neanche la compagnia dei cugini gli solleva il morale. Paolo è diventato un secchione tutto casa, compiti e negozio, e Cettina è troppo piccola e poi, be', è una ragazza. Per fortuna conosce Mario, che ha il motorino e l'ultimo modello di cellulare, e lo invita al bar. Luca non è mai stato in un bar. Nessuno gli ha mai offerto da bere. Quelle sono cose da grandi. E lui non vede l'ora di fare cose da grandi. Se mi stai vicino ti diverti, gli dice Mario. L'estate è salva, ma dietro la libertà, le feste in piscina e la fratellanza si nasconde un nemico feroce, spietato, quasi impossibile da battere. Il suo nome è Mafia. Luca credeva di conoscere la Mafia. Sapeva che era brutta, lontana, invece è così vicina che non sembra vera. Ma sa riconoscere un guaio quando ci finisce dentro. E questo è il più grosso che gli sia mai capitato. Età di lettura. da 12 anni.

Le ragazze di Emma Cline - Recensione


Uno di quei libri che sanno creare uno strano incantesimo, quello di scindere le parole che leggi dalle immagini che si formano nella tua mente. Solitamente quando leggiamo un romanzo fagocitiamo le parole una dopo l'altra al fine di produrre nella nostra mente delle immagini, in questo caso però non è cosi. Le parole, le frasi e le descrizioni sono talmente accurate, intelligenti e acute che non puoi non fermarti per ammirlare.
E' un incantesimo speciale che pochissimi libri sanno compiere ed Emma Cline con  "le ragazze" è riuscita a farlo.


TITOLO: LE RAGAZZE
AUTORE: EMMA CLINE
EDITORE: EINAUDI
PAGINE: 334







Una storia che si apre ai giorni nostri con una donna adulta che è portata a rievocare i suoi 14 anni, l'anno in cui si avvicinò ad un gruppo di ragazze che furono poi le colpevoli di un terribile ed efferato omicidio.
Una storia che si apre in un presente che trova la sua genesi nel passato, una storia raccontanta dall'alternarsi di due diverse Evie. La Evie adulta con il parallelismo creato dal personaggio di Sasha, e la Evie quattordicenne.
E' a causa dell'incontro nel presente con questa ragazzina forse nemmeno maggiorenne, Sasha, che Evie è portata a ricordare il suo passato. Sasha è un po' come era lei. Sottomessa e annullata dal volere di un'altra persona, costantemente alla ricerca della sua approvazione e delle briciole del suo affetto, costantemente portata a giustificare comportamente indifendibili. E' con lei che si crea questo parallelismo tra le due Evie.

California, anni 60. Evie all'epoca ha 14 anni e un'incontenibile insofferenza verso i suoi genitori. Verso sua madre, completamente assorbita dalla ricerca di un nuovo compagno dopo essere stata abbandonata dal marito (e più volte sottolinea davani alla figlia il suo "diritto" ad essere felice, palesando così il fatto che la stessa Evie non fosse sufficiente per esserlo) ma anche verso un padre assente che ritiene sufficiente qualche telefonata come adempimento al suo ruolo genitoriale.
Ma l'insofferenza maggiore la manifesta verso la sua stessa anonima vita, rappresentata da una serie di interminabili e apatici pomeriggi estivi trascorsi nella sua stanza immaginando una vita diversa.

E' nel parco che vede per la prima volta "le ragazze". Sicure, mature, innarrivabili. Tra tutte è Suzanne quella ad esercitare un'inspiegabile attrattiva su di lei. Suzanne che si muove sicura, che sa gestire il suo corpo e il suo fascino, che sembra appartenere ad un mondo diverso e migliore del suo.
E sarà proprio Suzanne a trasportarla via da quel mondo apatico facendole vedere il suo mondo: la realtà estrema e sregolata di una comune. Una vita scandita da musica, sesso e droga dove un gruppo di ragazze convive in nome di un amore superiore e tutte le loro scelte e le loro azioni erano manipolate da colui che aveva fondato quella comune: Russel.
La stessa Suzanne, forte e sicura, subisce il fascino di Russel al quale è completamente devota. Evie però non è interessata a Russel, se non al fine di potersi sentire al pari delle altre ragazze, anche lei parte di un gruppo, accettata e amata come le altre. Ma è Suzanne a suscitare un'inspiegabile attrativa su Evie. Un'attrazione che sfuma costantemente in un erotismo che confonde tanto l'autore quanto la stessa protagonista.

Russel è l'origine di tutto, l'uomo che ha creato quella comune e manipolato le loro menti soggiogandole alla sua volontà. Un aspirante musicista che perde la sua occasione non riuscendo a concludere un contratto discografico come gli era stato promesso da un musicista affermato. Ed è su questa star che decide di vendicarsi. Lui però sarà solo il mandante di quel terrificante omicidio che ha visto tra le sue vittime anche un bambino.
Da momento in cui il sogno di Russel di diventare una star sfuma per sempre tutta la vita nella comune cambia completamente. Il degrado aumenta così come le droghe e la sregolatezza. Gli occhi di Suzanne lentamente si spengono mentre viene definitamente fagocitata in quel tunnel senza uscita, e nel suo ultimo barlume di lucidità riesce a salvare Evie. Riesce a darle la possibilità di una vita diversa dalla sua.

Evie ancora una volta rimane al margine di tutta la vicenda. Non sarà coinvolta in quell'omocidio perchè Suzanne decide di salvarla, obbligandola a scendere dalla macchina. Ancora una volta sarà solo una spettatrice di quello che succede.

Un romanzo d'esordio scritto in maniera davvero magistrale, dove la prosa è studiata, acuta e intelligente. Una prosa che ti permette di percepire le sensazioni, le idee e i pensieri di una ragazza di 14 anni e in parte di identificarli con quelli che avevi provato anche tu. E riesce nell'incredibile intanto di farti rivivere pensieri e sensazioni dimenticate tanto che mi chiedevo "ma come è riuscita a farmi ricordare così bene quello che pensavo a 14  anni?"
E' uno di quei romanzi dove non ti lasci travolgere solo dalla trama ma anche dalla prosa.

 La vera storia della famiglia Manson

Nella realizzazione di questo romanzo Emma Cline si è ispirata alle vicende della famiglia Manson. Una comune degli anni 60 che divenne famosa per essere colpevole di diversi omicidi in particolare ricordata per il delitto che ha visto tra le sue vittime anche anche la moglie del regista Polanski all'epoca incinta di 8 mesi.
Charles Manson fu il mandante di questo delitto che venne però eseguito materialmente dai suoi seguaci. 
Alla fine degli anni 60 Manson riuscì infatti a raccogliere attorno a sè un gruppo di ragazze ammaliate dal suo carisma e che iniziarono a viaggiare con lui su uno scuolabus dipinto di nero facendosi chiamare "la famiglia."

IL MIO GIUDIZIO




 CITAZIONI

"La vita era solo una sala d'attesa finché qualcuno non ti notava: i maschi lo stesso tempo l'avevano passato a diventare sé stessi."

"Povere ragazze. Il mondo le rimpinza di promesse sull'amore. Quanto ne hanno bisogno, quanto poco ne otterrà la maggior parte di loro."

"Nessuno mi aveva mai guardata davvero prima di Suzanne, perciò da un certo momento in poi era stata lei a definirmi." 

"L’amore poteva venire da ogni direzione. Cosí da non restare delusi se non ne veniva abbastanza dalla direzione sperata" 
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Quando un film ti rovina la serata


Ho pensato di fare questo post dopo un paio di film visti nel mese di febbraio sul divano di casa mia che mi hanno lasciato alquanto perplessa per il finale traumatico al quale mi sono trovata davanti.
Vi capita mai di inziare a vedere un film con la convinzione di vedere semplicemente un thriller o un film divertente, e andare poi a letto con la sensazione di aver ricevuto come un pugno nello stomaco?
Se inizio a guardare un film come "P.s. I love you" so fin dall'inizio che non mi troverò davanti ad una commedia divertente ma che finirò circondata da fazzoletti abbracciando un povero gatto che tenta di scappare, ma la cosa terribile è quando succede con altri film per i quali non sei preparata. Ecco che allora vai a letto traumatizza ripensando incessantemente a quelle immagini.




Partiamo con l'ultimo film guardato la scorsa settimana: "The dressmaker". Guardando il trailer mi ero illusa stupidamente di vedere un film comico e irriverente e sotto certi aspetti e per certe scene indubbiamente lo è, ma dall'altra parte è un vero pugno nello stomaco!



"The dressmaker" racconta la storia di una ragazza, Tilly, che è stata allontanata quando era ancora una bambina da un pesino desolato e sperduto dopo aver commesso, a quanto dicono gli abitanti, un omicidio che lei però non ricorda di aver commesso.
Una volta cresciuta e diventata una grande stilista torna in quel luogo desolato e tra gli abitanti che l'avevano allontanata. 

Indubbiamente raccontata così sembra quasi una commedia e, ripeto, se guardate il trailer vi farà anche sorridere, ma sotto certi aspetti mi ha lasciato davvero una terribile sensazione di amaro in bocca. Provo a dirvi a cosa mi riferisco cercando di non fare troppi spolier... 
La scena del granaio... Cioè, ma davvero? io stavo sgronacchiando beatamente i miei pop corn credendo stesse scherzando non rispondendo a Tilly... ma che cacchio! Non si fanno questi scherzi!
E poi la madre di Tilly? Pure??? Ma mi volete male allora, ditelo!
Un film sicuramente metaforico sotto molti punti di vista e con una meravigliosa Kate Winslet che non delude mai, ma non sottovalutate l'impatto emotivo. Ripeto...la scena del granaio!?! WTF???



Passiamo poi ad un film catalogato come "horror" che volevo vedere da una vita, convinta (e lo sono ancora) che sia più un thriller che un horror, ma poco importa a questo punto, ero cmq convinta anche in questo caso, che fosse un film abbastanza fruibile senza un eccessivo impatto emotivo. Quanto sono cretina? 
Non rispondetemi, non serve.


Il film in questione è "the box", una pellicola del 2009 che vede tra i suoi protagonisti Cameron Diaz e James Marsden nei panni di due conuigi che vivono una vita dignitosa pur dovendo fare diverse rinunce. Un giorno bussa alla loro porta uno strano individuo con parte del viso completamente mancante, e offre loro una scatola con un pulsante. Se decideranno di premere quel pulsante verrà dato loro un milione di dollari ma una persona, che non conoscono, da qualche parte nel mondo morirà.
Questa è molto brevemente la trama di questo thriller al quale mi sono avvicinata con la mia solita ingenuità e il mio solito pacchetto gigante di pop corn.
Tralasciando tutto ciò che sta dietro all'uomo con la scatola che non mi ha convinta per niente, ma... il finale? Davvero me lo fate finire così? Ci sono stata male dei giorni per quel cavolo di finale! Non si fa!



Di film che ti distruggono nonostante tu ti fossi approcciata molto ingenuamente ne ho visti davvero un sacco nel corso della mia vita, vogliamo parlare di "the mist"? o ancora di "old boy"? Quest'ultimo ha il finale più disturbante che io abbia mai visto nella mia intera vita.
Dovrebbero allegare un'icona quando sanno che potrebbero traumatizzare qualcuno. Per i bambini ci sono i bollini colorati per capire se possa avere contenuti adatti a loro o meno per esempio, perchè per noi anime buone niente? Io ne aggiungerei un altro paio:

Un pacchetto di fazzoletti per indicare che verseremo tutte le nostre lacrime, perchè non sempre è dato sapere in anticipo che sarà un film che ci distruggerà emotivamente. "Up" per esempio. Pensi ingenuamente sia la storia di un burbero vecchietto che vola dentro la sua casa con una montagna di palloncini. Non ti aspetti di vivere il trauma della tua vita nei primi 10 minuti. Quindi una bella petizione per aggiungere questo bel simbolo!






Altro simbolino che non farebbe male è quello che potrebbe segnalare a una povera fanciulla malcapitata che il film che sta per vedere ha un finale inaspettato e traumatico. Non abbiamo il diritto di sapere che andremo a letto scioccate? Siamo animi sensibili! Quindi una bella petizione per aggiungere anche questo simbolino.

Immagino sarete tutti d'accordo con me su queste primarie necessità! E voi? avete dei film che vi hanno sconvolto quando non ve lo aspettavate?


Sara Caulfield: quando un libro può portarti lontano



Sono piuttosto selettiva nella scelta dei libri da leggere, anche quando si tratta di libri che mi vengono proposti dalle case editrici. Purtroppo non ho tutto il tempo che vorrei da dedicare alla lettura e la mia lista di libri che vorrei leggere è in continua e inesorabile espansione. Non mi resta quindi che essere selettiva. Questa volta però non ho potuto rifiutare. Sapevo che Sara aveva appena pubblicato queste due opere ed ero davvero curiosa di vedere come avesse messo su carta le sue diverse esperienze in questi due luoghi.
Se vi state chiedendo chi sia questa Sara che nomino con tanta familiarità, probabilmente non avete un rapporto maniacale con snapchat come ce l'ho io. Quindi...male! 
Sara Caulfield è una ragazza che ho "conosciuto", passatemi il termine ma quando vedi e ascolti una persona tutti i giorni hai quasi la sensazione di consocerla un po', proprio su snapchat e ho amato subito di lei la capacità di strapparmi sempre un sorriso con la sua spontaneità.
Come scrive anche nei suoi libri ha avuto modo di viaggiare moltissimo sia con i genitori che per motivi lavorativi, tanto da aver visitato più di novanta paesi diversi e aver imparato ben sei lingue. Sì, vi assicuro che è umana!

Nei suoi libri vi mostrerà due dei posti che ha avuto modo di visitare e ve li mostrerà con due approcci molto diversi, e non vi nego che il libro dedicato a Tokyo mi ha rubato il cuore. Perchè la differenza è proprio nei sentimenti diversi che ho percepito leggendo le sue esperienze.
Nel libro dedicato allo Sri Lanka si evince il ricordo di un viaggio inaspettato, deciso all'improvviso e pienamente vissuto. E' il ricordo di una vacanza e come tale l'ho percepito. Quando parla di Tokyo però è diversa. Riesce a trasmettere l'amore che nutre per quella città, il ricordo di ogni piccolo particolare, di un piccolo negoziante con il quale parlava, della via in cui passeggiava quando andava scuola e dei locali che ha frequentato per il periodo di tempo in cui è rimasta in quel paese. E credo che una parte di lei sarà sempre in quella città. Lo si sente da come ne parla. Non come il ricordo di una vacanza ma come il ricordo di una vita.

I due paesi sono ovviamente molto diversi e percepirete questa diversità in tutte le piccole cose che saprà mosrtarvi Sara. Nello Sri Lanka scoprirete che la cucina non sembra essere molto varia, il clima tropicale è invece caratterizzato da piogge fresche e abbondanti. Percepirete la natura selvaggia e incontaminata che vi sembrerà quasi di vedere insieme a lei e avrete quasi la sensazione di poter ammirare anche voi, seduti su uno sdraio, il meraviglioso tramonto a Negombo.
Devo ammettere che di questo paese sapevo davvero pochissimo se non dove si trovasse geograficamente, non avevo mai visto per esempio la fortezza di Lion Rock, una gigantesca montagna di 370 metri patrimonio dell'unesco e simbolo di questo paese. Ma tra le cose descritte da Sara quella che forse vorrei poter vedere almeno una volta è Polonnaruwa. Si tratta di un sito archeologico perfettamente conservato famoso per i suoi templi dedicati a Buddha. Descritta così sembra una noiosa annotazione da testo scolastico, ma provate a cercare in internet questo sito e vedrete che meraviglia.
Non voglio dirvi di più per non rovinarvi questo viaggio che potrete fare girando semplicemente le pagine di un libro, ma vi dirò che grazie a Sara so per certo che è una meta da includere nei posti che vorrei visitare nella mia vita, e non più solo un punto anonimo sulla cartina geografica.

Il secondo libro è invece quello dedicato a Tokyo e vi dico che ho davvero avuto la sensazione di camminare per quella città.
Per un'appassionata maniacale degli anime giapponesi e dei manga come me, leggere questo libro è stata davvero un colpo al cuore. 
Così tante immagini hanno richiamato quelle dei cartoni con cui sono cressciuta che avevo davvero la sensazione di esserci già stata.
Dalle scuole con la campanella e l'orologio, ai gruppi di ragazzi con le divise scolastiche, o ancora la descrizione del mondo dei Bento che ho visto così tante volte nei miei amati anime. 
Per chi se lo stesse chiedendo i bento sono quelle "scatole" colorate dentro alle quali i giapponesi mettono il cibo da mangiare. Esistono negozi dedicati ai bento e alle decorazioni delle scatole stesse ma puoi comprare ovunque scatole già pronte piene di cibo caldo. Sì, ho imparato anche questo grazie a questo libro e ora voglio anch'io un mio bento!



Potrete scoprire i negozi migliori in cui andare, i ristoranti migliori in cui fermarvi, il mercato del pesce tradizionale da poter visitare all'alba. Un sacco di curiosità che solo chi ha vissuto e amato quel posto può raccontarvi. 
Vi svelerà il punto migliore da cui ammirare il monte Fuji o l'esistenza di una zona vulcanica che ribolle sotto i vostri piedi. Ad Owakudani infatti il terreno è crepato e l'odore acre di fumo vi avvolgerà.
Morirete dalla voglia di provare le purikura che Sara descrive come delle fototessere alternative. Perchè come in occidente si entra in una cabina per potersi scattare una fototessera, una cabina decisamente spaziosa che ospita anche fino a sei persone, ma diversamente da noi, in questa cabina avrete ad ogni angolo un touch screen da cui poter scegliere sfondi e pennelli per decorare le foto.

Potrei parlarvi per ore di tutto quello che ho scoperto con questo libro e di come mi sia sentita a casa leggendolo.
Non aspettatevi la classica guida turistica perchè non è quello che offre questo volume, è un po' come una persona che prendendoti per mano ti accompagnia a vedere i posti più belli di un mondo che ha amato. 
Non riesco a spiegarvelo diversamente, leggete questo libro e lo capirete. E se, come me sognate da una vita di visitare il giappone, l'unica cosa che potrete fare è pensare che dovrete rileggerlo prima di intraprendere quel viaggio. Viaggio in cui andrò nel ristorante di Sailor Moon. Sappiatelo.


Se volete conoscere Sara Caulfield potete visitare il suo blog https://saracaulfield.com/ oppure seguirla su snapchat (cosa che vi consiglio tantissimo) @saracaufield


Con Tokyo Monogatari potrete entrare nella capitale giapponese, per conoscere questa città incredibile, per farne la meta di un viaggio anche solo sognato o per informarsi prima di una partenza già decisa.

Con Sorrisi in Sri Lanka invece potrete scoprire un’isola incredibile, sospesa tra modernità e tradizione: maestose meraviglie immerse nella fitta giungla tropicale, infinite piantagioni di tè coronate da alte montagne, animali selvaggi, spiagge bianche adornate dalle immancabili palme, mare cristallino. Un paese ancora fuori dai grandi circuiti turistici in cui le persone rappresentano la più grande ricchezza.

Fangirl di Rainbow Rowell - Recensione



Cath e Wren, due gemelle  che non potrebbero essere più diverse tra loro pur condividendo la stessa immagine allo specchio.
Wren è spigliata, socievole e divertente; la classica ragazza carina che sa come sfruttare a suo favore tutte queste caratteristiche.
Cath invece è diversa. Chiusa, taciturna e spaventata dal mondo e dalle persone. Preferisce i personaggi delle sue storie a quelli del mondo reale perchè loro non possono ferirla. Non possono abbandonarla nè farle del male.
Cath è la ragazza nerd con gli occhiali e i capelli costantemente raccolti, che passa tutto il suo tempo libero a scrivere fanfiction sui personaggi di una delle più grandi scrittrici fantasy del mondo (che diciamocelo, assomiglia danntamente alla Rowling).
Nonostante questa diversità hanno un legame particolare, un legame che è diventato come un'ancora di salvezza quando la loro mamma se ne andò di casa quando loro avevano solo 8 anni.

Per fortuna non mi hanno chiesto di scegliere con chi stare. Anche perchè io avrei scelto Wren.



TITOLO: Fangirl
AUTORE: Rainbow Rowell
CASA EDITRICE: Piemme
PAGINE: 513 






Il libro si apre con l'arrivo al college delle due ragazze, con l'inizio di una vita che verrà gestita da ciascuna di loro in modo completamente diverso. Per Wren è finalmente l'occasione per lasciarsi alle spalle il piccolo paese e quel quartiere spagnolo dove loro erano semplicemente le sorelle gemelle. Non c'era solo Wren, c'erano sempre Cath e Wren. Erano un'unico pacchetto: alle feste, ai compleanni e persino nelle foto al ballo di fine anno. Per questo Wren, una volta arrivata al college, decise di non voler condividere la stanza con la sorella, voleva fare un'esperienza da sola per la prima volta nella sua vita.
Perchè per Wren ogni nuova esperienza era un'avventura, qualcosa da vivere appieno e nella quale buttarsi a capofitto, anche se questo la porterà ad annegare.
Cath era diversa. Sperava di poter condividere quel cambiamento che la terrorizzava con la sorella, alla quale si era attaccata in modo viscerale nella speranza di riuscire ad affrontare un mondo dove sua madre le aveva abbandonate senza più farsi vedere e dove suo padre era sempre sull'orlo di una crisi depressiva.
Wren però sembrava non voler più ricordare quella vita e quel passato,e iniziò a scrivere sempre più sporadicamente alla sorella.
Ecco. Qui posso dirvi che per gran parte del libro il comportamento egoistico e infantile di Wren mi ha fatto odiare profondamente questo personaggio.

Come tutti i romanzi di questo tipo non manca ovviamente una storia d'amore che, vi dirò, mi è piaciuta davvero molto. E qui arriva ciò che non riesco a spiegarmi.
La trama è evidentemente molto lontana da quello che leggo di solito, la storia raccontata è piuttosto banale e scontata, le cadute narrative frequenti ed evidenti, ma nonostante questo la Rowell ha una scrittura tremendamente piacevole e avvolgente e i suoi personaggi riesci a percepirli come un sorriso malinconico di un'età che ormai io ho passato. (modalità nonna: attivata!)
Non posso nascondervi di aver tifato come una ragazzina stupida per uno dei protagonisti maschili, e non posso nascondervi di aver desiderato di entrare nella storia per dare una scrollata a Cath e mandare a quel paese sua sorella.

Ma parliamo di queste cadute rovinose delle quali vi accennavo poco fa?
Bene. Ci troviamo a leggere la descrizione di uno dei ragazzi che sembra fare il filo alla nostra protagonista. Ragazzo palesemente carino e intelligente "i cui occhi erano di quel colore dell'arcobaleno che non si vede" cit.  WTF????




Purtroppo però da quello che leggiamo qualche riga dopo la nostra Cath non poteva perdersi negli occhioni azzurri del suo corteggiatore visto che "era impossibile guardarlo negli occhi tanto erano sepolti dalle sopracciglia". cit.
  Ed ecco che nella tua mente Ryan Gosling diventa il nonno di UP

Ma passiamo all'altro corteggiatore della nostra Cath. Decisamente più trasandato e meno studioso ma con un animo buono e sempre sorridente. Questo ragazzo ha il vizio di passarsi costantemente, e dico costantemente, le mani tra i capelli tanto che ad un certo punto "gli rimasero dritti a ciocche".
"ma cosa ti metti sui capelli per farli stare così dritti?" chiede Cath
e voi già pensate: lacca? Gel? poveri illusi!
"Sarà perchè non me li lavo" risponde lui. 




Vi dico l'ultima poi giuro che la smetto. 
A pagina 329 è ormai un semestre che Cath si frequenta con uno dei due ragazzi e qual è la domanda esistenziale che gli pone?
"quanti anni hai?"
Seriously????? Dopo un semestre non sai nemmeno quanti anni abbia???

A questo punto capisco che siate portati a pensare ad una bocciatura da parte mia ma non è così. Ammetto che mi sarei aspettata molto di più da un'autrice della quale avevo sentito parlare così tanto, ammetto che mi aspettavo di trovare una storia meno scontata tra le sue pagine, ma nonostante questo ho trovato la scrittura della Rowell estremamente piacevole. Una di quelle scritture che ti portano a leggere una pagina dietro l'altra senza che tu riesca a rendertene conto.
Non sono una lettrice particolarmente veloce ma questo libro l'ho letto in meno di una settimana e proverò sicuramente a leggere anche la sua opera più nota "Eleonor & Park".

IL MIO GIUDIZIO





 CITAZIONI

"A volte scrivere è come correre in discesa con le dita che si muovono a scatti dietro di  te sulla tastiera come fanno le gambe quando non riescono a stare al passo con la forza di gravità".

Non esiste cosa più inebriante dal creare qualcosa dal nulla. Partendo soltanto da se stessi."


Le 5 domande da NON fare mai!





Perchè spesso arriviamo ad odiare i pranzi in famiglia, le riunioni con i parenti o i momenti di aggregazione familiare? Siamo delle persone talmente asociali da preferire una serata davanti alla televisione da soli, ad un convivale momento insieme agli amabili membri della nostra famiglia che vediamo in rare occasioni? Probabilmente sì, ma quello che ci spinge spesso ad odiare certe situazioni sono le domande che preferiamo evitare, e le situazioni nelle quali non vorremo trovarci e che puntualmente si ripetono ogni volta.

Ci sono delle domande che credo non debbano mai, mai, e ripeto se non fosse abbastanza chiaro, MAI essere poste ad una persona. Riguardano una sfera talmente personale e delicata che se la diretta interessata avesse voluto parlarvene lo avrebba fatto lei stessa senza la necessità di una domanda non richiesta da parte vostra.

Per chi si guardasse intorno con aria smarrita o stesse già fantasticando su improbabili quesiti a luci rosse, vi dico che le domande alle quali mi riferisco sono molto più semplici e banali, ma non meno indelicate. Ve le riassumo brevemente di seguito così da farvi riflettere se mai dovesse capitarvi di volerle ingenuamente porre a qualcuno.



1)  Immaginatevi la classica zia di mezza età che con fare sornione e forzatamente simpatico, si avvicina fingendo di bisbigliare, esclamando però voce fin troppo elevata: "Allora ce l'hai il fidanzato?"
Oh! l'accoppiamento e la continuazione della specie umana nonchè del buon nome della vostra famiglia.
Questa domanda può essere lontanamente simpatica e divertente se posta a una ragazza di 14- 15 anni, ma superata una certa età diventa solo fastidiosa ed invadente.
Ho visto persone chiederlo a ragazze di 25 anni che avevano appena chiuso una storia importante. Ragazze che cercavano di sorridere dicendo che si erano lasciate da poco e volevano riprendere in mano la loro vita. Ma quello che vedevi non era un sorriso ma un'espressione forzata che palesava l'incapacità di rispondere ad una domanda che le faceva soffrire e che non doveva essere posta.
Non è una domanda da fare con tanta facilità e noncuranza perchè non potete sapere se la persona che avete davanti sia appena uscita da una storia importante e stia cercando di non pensarci. Non potete sapere quanto soffra nel vedere le sue amiche in una relazione stabile mentre lei si sente ad un punto morto della sua vita, non potete sapere insomma quale sia la sua situazione, e ricordatevi che se lei avesse voluto farvelo sapere lo avreste conosciuto il suo fidanzato. Quindi evitate di chiedere. Quando vorrà ve lo presenterà e potrete sommergerlo di tutti i quesiti che volete.



2) Immaginate ora la zia pettegola o la cugina poco più grande di voi che con aria di superiorità e finta indifferenza chiede: "Ma quando ti laurei?"
Che care queste persone che hanno a cuore il nostro futuro non trovate?  Che poi mi sono sempre chiesta il senso di questa domanda che sembra davvero un'accusa velata, quando se ci fosse del semplice interesse, basterebbe chiedere "Come vanno gli studi?"
Non trovate che abbia già un suono diverso? Invece no, nella maggioranza dei casi è sempre la prima domanda che viene posta, quasi la persona sia sotto accusa perchè ancora non si è ancora laureata e perchè sta impiegando a suo avviso troppo tempo.
In questi casi guardo sempre la persona che la pone quasi a capire se sia lei a pagare la retta scolastica, perchè davvero altrimenti non mi capacito di questo tono.
Anche qui, non fate questa domanda a una persona che magari è impegnata da qualche tempo in un corso di studi. Non potete sapere perchè ci stia mettendo più del previsto, quali problemi personali o scolastici abbia incontrato che l'hanno portata a rallentare e quanto la faccia stare male questa situazione. Quando sarà il momento, se ve lo meritare, riceverete i confetti rossi (spero ripieni di cioccolata).



3)  Se siete laureati e fidanzati da tempo no, non siete ancora in salvo, perchè inizierà il periodo in cui non potranno fare a meno di chiedervi "Allora, quando ti sposi?"
Avrei tante di quelle risposte sarcastiche da dare a queste persone che nemmeno immaginate!
Non capisco se abbiano fretta di venire al vostro matrimonio o siano in pena per la vostra anima perchè vivete nel peccato.
Non conto nemmeno più le volte che ho visto amiche e cugine imbarazzate davanti a questa domanda. Fermatevi solo due secondi a pensare che magari non possono sposarsi, che vorrebbero anche loro una bella cerimonia ma non possono permetterselo. E non ditemi che se volessero sposarsi basterebbero due testimoni, perchè chiunque ha diritto di avere il matrimonio che desidera e magari preferisce aspettare di poterselo permettere. Ma ora vi rivelerò qualcosa di agghiacciante. E se semplicemente fossero felici così? Senza sposarsi? Se lo dite alle persone che fanno questa domanda lasciatele un attimo da sole per riprendersi dallo shock.



4) Siete laureate, sposate da un paio d'anni e con un lavoro stabile. A questo punto pensate di essere in salvo, di essere passate dall'altra parte vero? Invece no. Perchè chiunque, anche il farmacista, inizerà a chiedervi "Cosa aspettate a fare un figlio?" spesso lasciandosi andare ad accarezzamenti di pancia non richiesti.
Anche in questo caso forse sono in pena per la continuazione della specie, e se così fosse vorrei rassicurarli dicendo che nonostante il calo delle nascite non siamo ancora a rischio estinzione, ma forse la cosa migliore è un bel sorriso e un indecifrabile silenzio.
Non trovo le parole per descrivere l'indelicatezza di questa domanda. Vorrei che chi la ponesse si fermasse per un attimo a pensare che magari non è una scelta della coppia ma una condizione di sofferenza con la quale devono convivere ogni giorno. 
Forse però non capirebbero comunque, quindi torniamo all'indecifrabile silenzio.



5) Esiste un punto 5? Si cari miei esiste. Ho un'amica laureata, sposata e con un bambino. Credete sia al sicuro da queste domande? 
"Ma, cosa aspetti a fare il secondo? Almeno giocano insieme!"

Probabilemente esisterà anche un punto 6 e un punto 7 perchè le persone non saranno mai contente di come decidi di vivere la tua vita e avranno sempre l'arroganza e la superficialità di fare domande inadeguate quasi a voler sottolineare una qualche mancanza.
A questo punto forse la scelta di fingersi malati per restare davanti alla tv non è poi così sbagliata.

Spero di avervi almeno fatto riflettere un pochino, e ricordate di dare sempre il giusto peso alle parole che usate e alle domande che fate perchè non sapete quanto una semplice domanda possa ferire qualcuno.

Kiss.